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Intervista a Novita Amadei
Scritto da Redazione il 14, Lug, 09 – 4:26 pm -Abbiamo intervistato Nòvita Amadei, vincitrice del premio selezione Migrart di Subway, con il suo racconto EST. Ecco come ha risposto alle nostre domande.
Nòvita, parlaci un po’ del tuo nome e delle tue origini.
Nòvita significa “nuova vita”. È un nome che hanno inventato i miei genitori e che da bambina non amavo molto, la gente non capiva, lo storpiava facendo scivolare l’accento sulla “i” o sulla “a” e non assomigliava a nessuno dei nomi delle bambine che conoscevo. Col tempo ho imparato a gustarne l’originalità e a correggere semplicemente chi lo pronuncia male. Da qualche anno, poi, vivo all’estero dove nessuno si accorge che Nòvita non è un nome della tradizione, il solo fatto di finire con una vocale lo rende un nome italiano.
Sono nata e cresciuta a Parma, dove torno ogni volta con emozione, ritrovando piazza Duomo nella sua perfetta immobilità, il gusto della cucina parmigiana, il lungo fiume, in bicicletta, dai topinambur gialli in autunno. Parma è cambiata, non solo politicamente, ed è stridente il contrasto fra la sua intatta e ostinata bellezza e gli scandali di cui si è macchiata negli ultimi anni.
Cosa fai nella vita?
Lavoro all’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) di Parigi dove coordino con il Ministero francese dell’Immigrazione e l’UNHCR (l’Alto Commissariato dell’ONU per i Rifugiati), il programma nazionale di resettlement - reinstallazione - di rifugiati. Ho un ruolo prevalentemente politico-diplomatico e logistico e mi manca non poter incontrare direttamente le persone interessate, conoscere i motivi che dall’Iraq, dalla Colombia o dalla Somalia li hanno costretti a partire, così come non poter seguire gli effetti a lungo termine di queste migrazioni per sapere come stanno queste persone.
Anche per questo ho mantenuto delle collaborazioni di ricerca con l’ufficio dell’OIM di Roma - l’Unità Psicosociale e di Integrazione Culturale - dove lavoravo prima di trasferirmi a Parigi. Con OIM-Roma sto attualmente collaborando alla componente italiana di un progetto europeo di ricerca-azione sull’identificazione e la presa in cura dei bisogni psicosociali dei richiedenti asilo nei centri di accoglienza. Read more »
Tags: concorso letterario, intervista, Migrart, novita amadei, Subway
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Migrart a La Feltrinelli di Palermo
Scritto da Redazione il 19, Mag, 09 – 1:23 pm -Seguiamo il percorso della mostra fotografica di Migrart per tutta l’Italia, che sta ha terminato la sua permanenza a Palermo e si trova ora a Bari. Abbiamo rivolto alla nostra amica Roberta Cusimano, responsabile de La Feltrinelli palermitana e autrice delle foto della mostra che potete trovare sulla nostra piattaforma, qualche domanda sul senso dell’iniziativa.
Come sta andando la mostra a Palermo? Quali sono i commenti?
La mostra sta andando bene. Il nostro spazio dedicato alle esposizioni è nuovo e ancora poco noto, persino ai nostri stessi clienti, tuttavia soprattutto nella fascia oraria di pranzo che vede le persone sostare e leggere nel salottino in cui è allestita Migrart, sono tanti i curiosi che si rivolgono ai colleghi di turno debitamente informati sul progetto. Le foto piacciono, ci chiedono chi siano i fotografi (anche se le loro schede campeggiano sui muri), qual è l’itinerario che sta percorrendo tra le nostre librerie. Piace molto l’idea di una mostra ‘a circuito’ Feltrinelli.
Com’è sentita la questione dei migranti?
Palermo non è sottoposta a un flusso di migranti che abbia mai turbato l’assetto della società cittadina. Di fatto, le due grosse comunità non europee (tamil e centro africana) che si sono installate in città, si sono naturalmente integrate, probabilmente anche grazie al fatto di praticare il culto cattolico, il che non le fa percepire come ‘diverse’ o ‘pericolose’. I fatti di Lampedusa, gli sbarchi dei clandestini, non riguardando specificatamente la nostra costa: nel palermitano non esistono centri di accoglienza né snodi tra occidente (Italia) e resto del mondo, che rendano la questione dei migranti come particolarmente sentita.

Migrart e Il razzismo è una brutta storia: cosa può dire un’iniziativa congiunta di ATM e La Feltrinelli?
Un nostro cliente ha rimarcato quanto potessero essere in linea tra di loro i concetti di movimento dei tre attanti di Migrart: i soggetti delle fotografie, l’ATM e la Feltrinelli. L’idea di ‘movimento’ intrinseca ad un’azienda di trasporti pubblici, quella di ‘movimento’ delle masse migratorie e quella di ‘movimento’ culturale che vive nelle librerie parrebbe essere percepito come il fil rouge che unisce uno scatto a un altro, una libreria all’altra.
Tags: bari, feltrinelli, il razzismo è una brutta storia, intervista, migranti, mostra fotografica, palermo
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