Albania-Italia. La mia storia

Scritto da Redazione il 30, Set, 09 – 3:53 pm -

Dopo la testimonianza di Emanuela, che raccontava l’integrazione da un punto di vista di un italiano, ora vi proponiamo una storia albanese, quella di Mikel, che ci parla della sua esperienza in Italia.

Il mio nome è Mikel e sono albanese. Vorrei raccontare la mia storia, un po’ bella e un po’ brutta, che ho vissuto qui in Italia. Sono arrivato quattro anni fa, su un gommone, in Puglia. Da lì sono partito quasi subito per il nord dell’Italia, dove ho cercato un po’ intorno a Milano. Alla fine ho trovato una casa in una periferia: grandi palazzi con centinaia di stranieri, provenienti da tutto il mondo. Voi italiani credete che gli stranieri sono tutti uguali, ma tra noi non è così, spesso si vede al lavoro, a volte mi sento più simile a un italiano che a una persona che viene dall’altra parte del mondo. Nel mio paese ho studiato a Scutari e qua non vale niente quello che ho imparato. Così ho trovato lavoro in una fabbrica di ceramiche di giorno e di sera come magazziniere. Ho lavorato tanto in questi anni, ho conosciuto tanta gente, italiani e altri stranieri. Per prima cosa posso dire che non è vero che tra stranieri non c’è razzismo, quello c’è tra tutti, perché siamo diversi. Per seconda cosa non è vero che gli italiani sono razzisti e non è vero che non sono razzisti. Gli italiani sono persone che magari hanno certe idee, magari no, ma dipende dalla persona. Lo stesso gli stranieri. Sicuro la paura e la povertà fa diventare più razzisti. Dopo di me sono arrivati due miei fratelli e ora facciamo gli imbianchini. Ci troviamo bene, anche se la gente a volte ci guarda con sospetto perché non siamo italiani, come se poi gli italiani non li fregano! Noi pensiamo a lavorare e ad essere contenti con i nostri amici, che sono italiani, albanesi e a volte anche di altri paesi. Una volta ho fatto una scuola di italiano per stranieri, una bella occasione di conoscere gli altri e gli italiani che ci insegnavano. Io penso che queste cose dovreste dire qui a Migrart e si dovrebbero dire di più, di come le persone riescono ad essere amici anche se diversi.

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La storia di Carlos

Scritto da Redazione il 30, Giu, 09 – 4:38 pm -

Finora abbiamo dato spazio a diverse testimonianze, ma quella che stiamo per proporvi oggi è unica e toccante. Ringraziamo l’autore per la sincerità che ha dimostrato, sperando che la sua storia possa aiutarci a capire.
Buona lettura.

“Ciao sono Carlos colombiano di 41 anni ma sono arrivato in Italia per il giubileo quando ne avevo 32.

Che dire, dopo due mesi e mezzo di comunità religiosa sono scappato da Napoli e sono andato a vivere a Roma. Per 5 giorni ho vissuto nascosto in un appartamento di un ragazzo che curava un anziano e la sua padrona non doveva sapere che mi ospitava. Non parlavo niente d’italiano poi dopo quei 5 giorni mi sono ritrovato sulla strada (ho pagato il favore di 5 giorni andando a letto con lui e pensare che era un mio compatriota colombiano ma poi lui mi ha aiutato veramente).

Sono finito a dormire sui cartoni ma ho incontrato un prete che mi ha dato una mano. Quelli che dicevano essere amici mi dicevano di prostituirmi e cosi sono finito sulle strade di Roma. Col tempo sono finito a Parma a far il badante e di lì in una comunità per tossicodependenti. Non sono tossico ma ogni tanto davano una mano alle persone disagiate come me. In questa comunità l’operatore mi trovò un lavoro per pulire cessi in un balneario cosi con questo lavoro mi son pagato una carriera come costumista, ma per arrotondare continuavo a prostituirmi. Daltronde  non avevo un permesso di soggiorno per lavoro, già parlavo l’italiano, cosi diplomato per ben due volte con lode ho cominciato a lavorare a Savona per un atelier dove fanno i costumi per i film americani.

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L’effetto Milano per un messicano

Scritto da Redazione il 7, Apr, 09 – 10:23 am -

Dopo l’interessante testimonianza di Shan, proponiamo l’intervento di Leunar, che ci parla della sua storia e dell’integrazione con l’ambiente di Milano. Leggiamo che cosa ha da dirci.

Immagine di Shavar da Flickr

Sono Messicano, e non sono uno che  mangia Tacos ogni giorno o dorme sotto un cactus la sera ( la maggior parte dei messicani non han nemmeno visto i Cactus che si vedono nei film in vita sua).
Visti gli stereotipi dilaganti, il miglior servizio che posso fare per il mio paese è cominciare a  parlare dei messicani e del Messico. Il mio paese è una nazione di cento milioni di abitanti. La capitale, Città del Messico, è una delle città più popolate del mondo ed accoglie il venti per cento della popolazione del paese. Io sono vissuto in molti posti del centro e sud del paese ma sento che la mia appartenenza rimane al centro e in particolare alla città capitale (chiamata dai locali “Df” o Distrito Federale). La città raccoglie il meglio e il peggio della cultura messicana. Se si capisce quella cultura locale si potrà capire i messicani in generale in maniera abbastanza completa.

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Appartengo alla generazione 1.5

Scritto da Redazione il 1, Apr, 09 – 4:49 pm -

Come spesso diciamo, una delle caratteristiche più interessanti di un Blog è quella di essere una realtà aperta a ogni partecipazione, con commenti e post. Oggi siamo contenti di riportare la testimonianza dell’amico Shan Yameng‏, dal titolo “Appartengo alla generazione 1.5”.
Ma lasciamo a lui la parola.

Il mio primo contatto con il mondo italiano era stato quello di imparare come si dice “cinque mila lire” e “dieci mila lire”, due mesi prima della mia partenza dal mio paese d’origine, la Cina. Per i miei genitori, che vivevano in Italia da decenni, era arrivato il momento giusto per farmi riunire alla famiglia a Milano. Avevo appena finito la scuola elementare, quindi avevo una discreta conoscenza del cinese, ma allo stesso tempo ero ancora malleabile per imparare un’altra lingua come l’italiano. Il fatto di sapere due lingue è un grande aiuto per una famiglia di immigrati perché così non sei obbligato a bussare alla porta del tuo vicino di casa quando hai un problema.

Ultimamente si sente spesso parlare di seconda generazione (i figli nati in Italia da genitori migranti), e della loro integrazione nella società italiana. Per quanto riguarda la galassia cinese in Italia, è ancora presto parlare di seconda generazione. Da una parte perché l’apertura della Cina verso l’Europa è ancora relativamente contratta, dall’altra perché la maggior parte dei cinesi che vivono in Italia per esigenze lavorative o quelli che hanno la stessa mentalità dei miei genitori, mandano i propri figli nati in Italia a vivere in Cina per stare con i parenti e per imparare il cinese

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Migrart e Feltrinelli insieme contro il razzismo

Scritto da Redazione il 6, Feb, 09 – 6:23 pm -

Oggi per noi è un giorno speciale perché abbiamo iniziato un viaggio che ci impegnerà per tutto il 2009. In queste ore a Bologna, presso la libreria Feltrinelli di piazza Ravegnana 1 (mappa), inauguriamo l’edizione itinerante della nostra mostra fotografica che parteciperà alla campagna sociale Il razzismo è una brutta storia.

Come ATM anche la Feltrinelli ha sentito il bisogno di sensibilizzare i propri utenti sul tema dell’integrazione, e lo ha fatto con una coinvolgente iniziativa a cui siamo felici di contribuire con le immagini di Alex Majoli e Lorenzo Pesce, questo blog e la nostra piattaforma multimediale.

Anche se le foto sono state scattate a Milano, quello che i fotografi hanno ritratto è stato il cambiamento, il dinamismo e la quotidianità di una qualsiasi metropoli italiana cosmopolita.
Ecco perché ci siamo messi in viaggio.

Queste le città che visiteremo, ditelo ai vostri amici:

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