Migrart si basa su una ricerca condotta dalla Fondazione Iulm per conto di ATM.La ricerca dello IULM

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Di seguito la presentazione delle ricerca del professor Guido Di Fraia, vicedirettore dell’Istituto di Comunicazione Università Iulm

“La presenza dello Straniero all’interno degli spazi urbani, un tempo popolati prevalentemente da persone appartenenti alla propria cultura, rappresenta forse l’aspetto più visibile e direttamente coinvolgente degli attuali processi di globalizzazione. Tale presenza tende tuttavia a strutturarsi sulla base di barriere e confini invisibili ma non per questo meno efficaci, sia di tipo fisico, come ad esempio, i quartieri cittadini prevalentemente frequentati da certi gruppi etnici-culturali, sia di tipo relazionale: associati ai diversi ambiti di attività (professionale, sociale, ricreativa, ecc) e alle relative reti di relazioni interpersonali su cui si struttura la vita quotidiana.

In questo modo i cittadini milanesi/italiani e stranieri/migranti finiscono per abitare all’interno di sfere sociali e di esperienza separate e a procedere su percorsi paralleli che solo raramente finiscono per incontrarsi veramente.

Al contrario, i mezzi di trasporto pubblico rappresentano spazi anomali: metropolitane, tram, autobus e banchine di attesa costituiscono infatti non luoghi ove tali percorsi paralleli si avvicinano sino a coincidere, offrendo ai viaggiatori occasioni di contatto ravvicinato e diretto con la diversità.

Questi non luoghi rappresentano dei contenitori itineranti di storie in cui le storie quotidiane e di vita si sfiorano, rimanendo quasi sempre anonime e indifferenti. Talvolta, però, le storie si incontrano e si intersecano dando vita a quelle piccole storie di passaggio a cui tutti coloro che usano i mezzi, almeno una volta, hanno avuto modo di assistere o partecipare.

Obiettivo della ricerca commissionata da ATM a Fondazione Iulm è osservare le piccole storie di passaggio che si generano sui mezzi pubblici e interpretare il gioco di sguardi e le dinamiche relazionali fra Italiani e Stranieri come cartine di tornasole di questi incontri tra Italiani e Migranti.

I risultati raccolti attraverso la ricerca condotta, offrono numerosi spunti di riflessione e, in parte, di preoccupazione. Dalla ricerca emerge che Italiani e Stranieri tendono a percepire e interpretare l’Altro incontrato sui mezzi pubblici utilizzando logiche e criteri di categorizzazione perfettamente sovrapponibili ed a generare rappresentazioni dell’ Altro diverso da sé piuttosto stereotipiche (personaggi già codificati: “i giovani maleducati”, “gli anziani intolleranti”, “i suonatori questuanti”, “i ragazzini borseggiatori”, ecc.).

In questo processo di attribuzione, gli Italiani tendono a generare percezioni molto differenziate dello Straniero che vanno da livelli di piena e quasi unanime accettazione per gli Stranieri che appaiono più integrati e uguali a noi, sino ad espressioni di forte intolleranza pregiudiziale.
In questo gioco di sguardi che si realizza sui mezzi pubblici, gli Stranieri tendono invece a vedere gli Italiani interpretandoli attraverso criteri che rimandano alla loro collocazione economico lavorativa (professione, denaro, ecc.) grazie ad indicatori visibili di status (abbigliamento, atteggiamento, ecc.), ed a percepire gli altri Stranieri che mettono in atto comportamenti ritenuti disturbanti/devianti come molto distanti e diversi da loro anche se provenienti dal loro stesso Paese d’origine.

In termini più generali, l’indagine ha evidenziato come il clima relazionale prevalente sia caratterizzato da una visione che potremmo definire, tecnicamente, pluralista. La presenza dell’“Altro” e la sua “diversità” vengono infatti sostanzialmente tollerate senza determinare una revisione significativa dei propri modi di pensare e di vedere il mondo.

E’ il diverso che si deve adeguare
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Una visione che si distacca dal multiculturalismo inteso come riconoscimento del valore umano e culturale della differenza e della disponibilità ad un’apertura verso l’Altro che ne è portatore. Anzi, l’intensità verbale con cui alcuni dei nostri intervistati hanno espresso le proprie posizioni pregiudiziali fortemente negative nei confronti di certi gruppi di Stranieri, lascia intravedere come vi siano posizioni e atteggiamenti di forte diffidenza e ostilità che, se ignorate o, peggio ancora, alimentate, potrebbero degenerare in conflittualità  Come ci ricordava Grossman in apertura, qualsiasi processo di integrazione è possibile solo a partire dal riconoscimento di come al di sotto dell’ armatura dietro cui ci si presenta l’Altro ci sia una persona, con tutta la sua storia, il suo destino e la sua fragilità che, osservati con occhi puri, si rilevano così straordinariamente simili ai nostri. 

Intervenire sui vissuti di chiusura pregiudiziale verso l’Altro significa facilitare la possibilità di scrutare all’interno di quell’ armatura che i nostri pregiudizi e la nostra paura ingiustificata della diversità hanno finito per proiettare su coloro che ci appaiono diversi e, solo per questo, minacciosi.

Significa promuovere le occasioni che ci consentano di conoscere meglio la storia esistenziale e di vita di cui l’Altro è portatore per accoglierla insieme alla cultura di cui è espressione, proprio come sta facendo Migrart.


Note:
La ricerca è stata condotta da un gruppo di lavoro coordinato e diretto da: Elisabetta Risi, Alessandra Micalizzi, Valentina Orsucci.
La ricerca, di approccio qualitativo, è stata realizzata: A) conducendo 8 focus group: 3 con intervistati italiani e 3 con intervistati stranieri di diverse provenienze (tutti suddivisi per fasce d’età in: giovani, adulti, anziani), 1 “quasi-sperimentale” con intervistati sia italiani che stranieri, e 1 con esperti di processi di mediazione culturale e operatori del settore. B) realizzando 60 ore di osservazione etnografica - condotte contemporaneamente da due osservatori - sui mezzi pubblici milanesi articolate per fascia oraria, tipo di mezzo (di superficie e metropolitana) e linea.

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