Classi d’inserimento per i bambini immigrati
Scritto da Redazione il 16, Ott, 08 – 3:25 pm -Ieri in parlamento è passata la mozione della Lega Nord
“Istituzione delle classi-ponte per l’alfabetizzazione nella lingua italiana e l’integrazione sociale degli studenti stranieri che non conoscono la lingua italiana”
Paola Goisis così descrive la mozione (dal Blog lacasadelleliberta.splinder.com):
“Chiunque guardi ai problemi della scuola, senza pregiudizi ideologici o politici, ma soprattutto hiunque ne conosca davvero le dinamiche di tutti i giorni, non può che convenire sul fatto che l’aumento dei residenti stranieri non può che accrescere i problemi di integrazione scolastica”.
“Le classi ponte con modalità elastiche, sia dal punto di vista temporale che da quello didattico, servono proprio a risolvere i problemi di integrazione che, chi opera quotidianamente nella scuola, conosce perfettamente. Non si tratta di discriminare nessuno ma, al contrario, di mettere i bambini stranieri nelle condizioni ideali per usufruire della scuola, allo stesso modo di tutti gli altri, ed evitare che in futuro possano essere dei cittadini di serie B”.
Demiurgo 77 sul post di eleonoraemme scrive:
“Se questa idea dovesse metter radici, se supererà i muri, allora sarà stato fatto un passo importante contro l’ignoranza generalizzata, il relativismo culturale e fenomeni di degenerazione sociale come il bullismo e la discriminazione! I bambini, infatti, sono sinceri con se stessi e con gli altri: ciò che non si lascia capire, ciò che è difficile da avvicinare, viene emarginato! L’universo infantile ha delle leggi inflessibili: solo una vera educazione, una buona istruzione possono trasformare quelle leggi in una forma matura di identità. Ma senza coraggio, senza presupposti, cedendo alla retorica, confondendo le favole ideologiche con la realtà, si gettano solo le basi per l’odio più genuino!“.
L’opionione pubblica, l’opposizione, la Chiesa e altri blogger come Federica Sgaggio invece la pensano diversamente:
“Possono dire quel che vogliono, ma in queste classi in cui accumulare bambini e ragazzi stranieri c’è un’idea che dice che per questi ministri - questi uomini e queste donne che sembrano vissuti in pentola a pressione fino all’altro ieri - nelle nostre classi «normali» c’è un tempo «normale» da dedicare alle cose «normali» di modo che a fine anno si siano svolti i programmi «normali» senza disturbi e senza rallentamenti. Come se nient’altro fosse almeno altrettanto importante.” e riferendosi ai politici coinvolti “Vogliono incontrare solo persone il più possibile simili a loro, «uguali», irreggimentate con le stesse regole d’ingaggio, con le stesse aspirazioni (soldi, casa, vacanze, tv al plasma…).”
Siamo curiosi di conoscere la vostra opinione, non solo come genitori e cittadini milanesi, quanto come giovani che hanno vissuto queste situazioni in prima persona.
Come abbiamo detto più volte non stiamo qui a far politica, ma sappiamo di avere tra i voi lettori ragazzi di prima generazione venuti qui da piccoli e, con un po’ di sforzo, riusciamo ad immaginare quanto sia potuto esser difficile ambientarsi in classe senza parlare l’italiano.
Ecco cosa scrive infatti un lettore del Corriere.it sui commenti:
“Non potrò mai dimenticare il mio primo giorno di scuola qui in Italia, un vero incubo. Giornata nebbiosa surreale per un bambino che veniva dall’Istria, presentazione in classe e quei sguardi incuriositi dei miei futuri compagni. Parlavo il dialetto Istriano e lo Sloveno, capivo un semplice Italiano ma non sapevo parlare in lingua. Il dramma vero è stato quando il maestro mi ha interrogato per capire a che punto stava la mia istruzione, capivo tutto però mi sono espresso in dialetto Istriano provocando una reazione che mi ha fatto sentire ridicolo, successivamente scena muta e frustrazione una vera tortura. A casa ho pianto molto e non volevo più andare a scuola, questa situazione si è protratta ogni giorno per tutto l’anno scolastico. L’anno successivo il Comune di Tortona ha istituito una classe speciale per quelli come me e le cose sono migliorate, c’era anche una psicologa per seguire i profughi della Libia che nel frattempo si sono aggiunti nel vicino campo profughi. Dopo sei mesi di scuola speciale sono stato inserito nella vecchia classe, con difficoltà tanto lavoro e pazienza, mi sono inserito anche a livello didattico.”
Nel giusto di commenti che si sta sollevando, crediamo si debba riflettere un po’ e per farlo chiediamo aiuto a voi.
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