Migrart e Feltrinelli. Il giro fa tappa a Mestre

Scritto da Redazione il 23, Nov, 09 – 11:43 am -

La mostra fotografica di Migrart, in collaborazione con Il razzismo è una brutta storia, continua il proprio giro per l’Italia insieme a Feltrinelli. E noi, dopo Palermo, Napoli e Roma continuiamo a raccogliere le testimonianze che nascono nelle librerie.

Oggi tocca a Gloria, che ci parla della realtà di Mestre:

L’immagine entra, colpisce all’istante, provoca emozioni, così come la mostra fatta di spaccati di vita.
La mia è una testimonianza fatta di immagini, soprattutto immagini di donne che incontro nei mezzi pubblici, al ritorno da una giornata di lavoro. Le guardo negli occhi, quelle donne, e ogni volta non faccio che pensare che magari hanno lasciato nei loro paesi d’origine i loro figli, che spesso sono donne costrette a rinunciare alla propria libertà, a cambiare il proprio senso di dignità, di pulizia. Forse l’intolleranza è solo un passaggio, la nostra è l’era della società cosmopolita, in cui gli immigrati (lo siamo stati anche noi in epoca storica e paesi diversi)non sono più solo lavoratori temporanei, molti ora qui hanno una famiglia, dei figli, dei progetti di vita.
Un’altra immagine che mi torna in mente risale alla scorsa estate: a Mestre c’è un parco dove si possono fare le feste all’aperto, e ricordo due grigliate una vicino all’altra, una di italiani, l’altra di famiglie rumene. Le feste ad un certo punto si uniscono, si mischiano, la musica e il cibo vengono condivisi…

Guarda le altre immagini della Mostra a Mestre sulla piattaforma Migrart.

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Albania-Italia. La mia storia

Scritto da Redazione il 30, Set, 09 – 3:53 pm -

Dopo la testimonianza di Emanuela, che raccontava l’integrazione da un punto di vista di un italiano, ora vi proponiamo una storia albanese, quella di Mikel, che ci parla della sua esperienza in Italia.

Il mio nome è Mikel e sono albanese. Vorrei raccontare la mia storia, un po’ bella e un po’ brutta, che ho vissuto qui in Italia. Sono arrivato quattro anni fa, su un gommone, in Puglia. Da lì sono partito quasi subito per il nord dell’Italia, dove ho cercato un po’ intorno a Milano. Alla fine ho trovato una casa in una periferia: grandi palazzi con centinaia di stranieri, provenienti da tutto il mondo. Voi italiani credete che gli stranieri sono tutti uguali, ma tra noi non è così, spesso si vede al lavoro, a volte mi sento più simile a un italiano che a una persona che viene dall’altra parte del mondo. Nel mio paese ho studiato a Scutari e qua non vale niente quello che ho imparato. Così ho trovato lavoro in una fabbrica di ceramiche di giorno e di sera come magazziniere. Ho lavorato tanto in questi anni, ho conosciuto tanta gente, italiani e altri stranieri. Per prima cosa posso dire che non è vero che tra stranieri non c’è razzismo, quello c’è tra tutti, perché siamo diversi. Per seconda cosa non è vero che gli italiani sono razzisti e non è vero che non sono razzisti. Gli italiani sono persone che magari hanno certe idee, magari no, ma dipende dalla persona. Lo stesso gli stranieri. Sicuro la paura e la povertà fa diventare più razzisti. Dopo di me sono arrivati due miei fratelli e ora facciamo gli imbianchini. Ci troviamo bene, anche se la gente a volte ci guarda con sospetto perché non siamo italiani, come se poi gli italiani non li fregano! Noi pensiamo a lavorare e ad essere contenti con i nostri amici, che sono italiani, albanesi e a volte anche di altri paesi. Una volta ho fatto una scuola di italiano per stranieri, una bella occasione di conoscere gli altri e gli italiani che ci insegnavano. Io penso che queste cose dovreste dire qui a Migrart e si dovrebbero dire di più, di come le persone riescono ad essere amici anche se diversi.

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Io e mio marito. Parte seconda

Scritto da Redazione il 11, Set, 09 – 1:06 pm -

Nel post precedente vi stavamo riportando la storia di Emanuela, che avevamo lasciato al viaggio in Tunisia. Siete curiosi di sapere come procede? Ecco il seguito:

 
Un viaggio che mi ha dato veramente tanto. Vidi per la prima volta una Tunisia, lontana dalle immagini proposte nei pacchetti viaggio, ma una Tunisia dalle strade impolverate, sporche, dove passavano gli asini con i carretti, dove gli agricoltori aravano con i muli, dove greggi di pecore attraversavano improvvisamente la strada. Mi abituai a vedere questa parte di quel paese e, devo ammettere, che mi piacque di più. Mi abituai a magiare il cous cous con le mani, e mi divertii un sacco! La sera al chiaro di luna, adagiati su tappeti damascati, sorseggiavamo un the alla menta. E poi, c’era il fascino della preghiera, i minareti che si illuminavano richiamando i fedeli. Era impossibile resistere al richiamo della preghiera anche per una profana come me.
Dopo un mese trascorso in Tunisia, fu difficile abituarsi ai ritmi frenetici della vita quotidiana e fu solo al nostro rientro che realizzai che il nostro mondo ordinato, organizzato in ogni sua parte, cozzava sensibilmente con la loro realtà più disorganizzata e confusa. Non saprei dire quale delle due è migliore e non mi piace dichiarare la superiorità dell’una sull’altra. Mi limito soltanto a constatare che questi due Paesi così vicini- che al giorno d’oggi così come in epoche passate, hanno avuto scambi economici, culturali, storici- siano tuttavia profondamente diversi. Le differenze più notevoli, oltre, naturalmente ad alcuni aspetti esteriori, risiedono in un diverso modo di affrontare la vita ed in una diversa mentalità: mancanza di progettualità per lui che preferisce vivere alla giornata ringraziando Dio per ciò che gli ha dato (la sua parola d’ordine per ogni azione che compie è Hamdullah!), ed una voglia di stabilità per me, dall’educazione dei figli, al percorso scolastico, al lavoro, alla casa, al conto in banca. Aspetti della vita così prosaici che aborrivo fino a qualche anno prima. La nostra vita coniugale è tutta in salita, intrisa di problemi da sormontare ogni santissimo giorno. Ho fatto questa scelta che è stata difficile in ogni suo aspetto anche se avrei potuto scegliere una vita sicura, da benestante ma inesorabilmente piatta. Dopo sei anni di matrimonio, nonostante battibecchiamo ancora sulle nostre diverse concezioni del mondo (lui mi dice che sono troppo imbevuta di cultura cattolica ed io gli rispondo che è un finto moderato) ci vogliamo ancora bene. Nonostante i compromessi cui siamo ormai abituati per trovare un punto di incontro, nonostante i sacrifici che dobbiamo fare arrivare a fine mese, rifarei questa scelta altre 100, 1000 volte. La commistione di diverse culture fa comprendere appieno la grandezza ma anche i limiti di talune culture, senza generalizzazioni e visioni stereotipate.  Da questo punto di vista mi sento una privilegiata!

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Io e mio marito

Scritto da Redazione il 3, Set, 09 – 4:06 pm -

“L’estate sta finendo”, recitava una canzone, per lasciar posto alla quotidianità lavorativa. Vengono in mente tante cose, e tra queste il fatto che è proprio nella vita di tutti i giorni che si intessono relazioni, che si crea una rete. Rete (Internet) fatta di nodi e di relazioni tra i nodi, relazioni che aiutano a sconfiggere la paura del diverso. Noi crediamo che tutto questo c’entri con Migrart, e voi?
A proposito di relazioni, oggi vi proponiamo la testimonianza della nostra amica Emanuela. Che ci ha descritto la sua storia d’amore multietnica.

La mia storia è simile a quella di tante altre ragazze sognatrici, romantiche, piene di ideali che si sono legate ad un uomo di un altro paese, di un’altra religione solo perché subiscono il fascino del diverso, dell’esotico e perché, a differenza di tanti altri che innalzano delle barriere, quasi degli scudi fra l’io e l’Altro, io, al contrario pensavo che le diverse culture arricchiscono, riempiono, aprono nuovi orizzonti. Così, mi legai ad un ragazzo tunisino, pensai che la Tunisia, benché paese arabo e musulmano, è comunque un paese vicino all’Italia di cui subisce l’influenza. “Tra l’altro”-mi dicevo-“la Tunisia è un paese abbastanza moderno, sempre pieno di turisti, quindi mi immaginavo il tunisino medio come una persona comunque abituata a stare insieme a degli occidentali”. Lo schema Oriente-Occidente era fisso nella mia mente anche se cercavo con i miei gesti, con le mie azioni quotidiane, di superarlo. Persi la testa per questo ragazzo dalla pelle ambrata, dall’accento straniero, dalle abitudini diverse che rimandavano, inevitabilmente, a paesaggi lontani, esotici, incontaminati. Decisi di sposarlo. Avevo 27 anni ed una bambina in arrivo, conscia di rinunciare ad un lavoro sicuro, ad una vita che poteva offrirmi ancora molti divertimenti.
Oggi, a distanza di sei anni, se qualcuno mi chiede se mi sono pentita, non saprei cosa rispondere. Mi rendo conto che allora ero incosciente, talmente presa da quest’uomo che in attimo cancellò le mie ambizioni e quella vita, fatta di indipendenza, magari di convivenza, senza figli, che prima di incontrare lui era, tra le mie priorità.
Poi arrivò il viaggio in Tunisia.

Il resto della storia al prossimo articolo

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Buone vacanze

Scritto da Redazione il 10, Ago, 09 – 9:33 am -

L’estate è arrivata pure per noi della redazione Migrart, quindi vi salutiamo augurandovi di passare qualche settimana di meritato riposo. Noi torneremo a settembre.

Per tutti coloro che sceglieranno di visitare le città d’arte italiane, vi ricordiamo che la nostra mostra sarà allestita per tutto il mese di Agosto a Firenze presso la libreria Feltrinelli di via Cavour.

Buone vacanze!

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